The Fallen
22/01/24
Sveglia ore 3:45
Milano nella forma di via Pestalozzi attraverso il fumo diafano del caffè mi
piace.
Provo una certa soddisfazione nel vivere la città mentre tutto tace.
Un bacio alla Serenella addormentata ‘stai attento mi raccomando’ e la
circonvallazione scorre veloce attraverso i gialli lampeggianti. A soli 50′ mi
attende il parco giochi.
È un giorno speciale: nuovo compagno di avventure. Ho faticato per trovarlo; turni flessibili, compresi i fine settimana, sono un rompicapo interessante per la socialità. Appuntamento ore 6 al Bione. Tempo di stringerci la mano e siamo già diretti al Cainallo.
All’uscita del San Martino sento di aver trovato la persona giusta, prematura ma agognata sensazione. Un newyorkese iper appassionato quasi coetaneo che si trasferisce a Ballabio? What else? Assieme agli altri fidi compagni di cordata, il socio perfetto!
Varchiamo la Porta di Prada in temperatura ed affiatati. L’abitudine non cancella la sensazione di attraversare uno stargate passando sotto a questo particolare formazione morfologica.
Il sole illumina il Lario. Calziamo i ramponi sulle panche del Bietti Buzzi. Rigelo assente, 4° al Cainallo. Fortunatamente la neve è abbondante e sotto le punte di acciaio mordono. Ravaniamo un po’. Ne vale la pena, a 2100mt finalmente le picche affondano e regalano soddisfazione.
In prossimità dei due corni ci diamo il cambio.
Sono felice. La via non è al massimo del godimento ma è facile, perfetta per conoscerci e affiatarci.
Lui è parecchio in gamba, mi diverto a descrivere la zona e le varie possibilità di ascesa, mi sento a casa.
Mancano poco più di 100mt di dislivello, so che il Brioschi è proprio qua sopra.
Il rifugio è chiuso ma la sua struttura emana sempre calore e tranquillità.
Uno dei due piedi scivola.
Vado a vuoto.
Urlo.
Alla prima capriola provo a piantare forte la picca destra.
Nulla.
Al secondo volteggio è la mia testa a picchiare duro contro la roccia.
Si spengono le luci.
La caduta continua per 100/150mt (versioni discordanti).
Dopo un armoniosa alternanza tra roccia, ghiaccio e neve, la discesa si arresta.
Mark non vede nulla, sente l’urlo, si gira, non ci sono più.
Termina l’ascesa in solitaria, riesce a chiamare i soccorsi. Fortunatamente la mia entusiasta narrazione lascia nella sua provata memoria una descrizione perfetta del luogo. Particolare fondamentale per orientare i soccorsi.
Dopo 1h30′ dalla caduta i tecnici del soccorso alpino mi trovano.
Non ricordo assolutamente nulla, eppure in maniera frammentaria ma precisa ho risposto alle domande degli uomini giunti dal cielo.
Vengo recuperato. Da un volo ne inizia un altro.
Il viaggio più lungo che abbia mai fatto.

‘Rinvenuto da elisoccorso su lastra di roccia in posizione innaturale, capo
declive parzialmente conficcato nella neve’

‘Severa ipotermia’


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